Lecco, 13 maggio 2014 – Il prelievo selettivo di cinghiali in Valsassina, Valvarrone e a Colico sta producendo numeri significativi. Sono stati catturati 6 cinghiali nel ponte del 1° maggio: 4 individui sono stati catturati a Colico, 1 maschio e 3 femmine, mentre altre 2 femmine sono state catturate a Sueglio. Nei giorni seguenti sono stati catturati altri capi.

Dall’inizio delle attività nel settembre 2013 in tutto sono stati abbattuti 46 cinghiali: 26 catturati con le gabbie trappola (attive da dicembre) e 20 abbattuti dalle guardie della Provincia.

“Il problema dei cinghiali non è semplice da risolvere – sottolinea l’Assessore alla Caccia – ma la recente strategia di posizionare gabbie in aree critiche, iniziata quest’inverno, sta fornendo risultati soddisfacenti, migliori rispetto alle aspettative”.

“Anche gran parte del mondo venatorio ha condiviso l’attuale strategia attuata dalla Provincia di Lecco per le zone della Valsassina, della Valvarrone e di Colico; e ciò in relazione alle finalità primarie dell’iniziativa che riguarda la tutela delle coltivazioni agricole e più in generale del nostro bellissimo territorio. Una minoranza chiassosa vorrebbe l’apertura della caccia e lo ha manifestato in forme non sempre corrette e soprattutto senza evidenze scientifiche che supportino le affermazioni e la loro proposta. Noi rispondiamo con i numeri e con le teorie scientifiche”.

L’Assessore approfondisce poi l’argomento tecnico: “In generale l’apertura della caccia non è un metodo di controllo di una specie, ma una semplice forma di utilizzo della stessa, tanto che i piani di prelievo, proposti dalla Provincia e approvati da ISPRA, sono volti alla conservazione delle specie e non al loro contenimento o alla eradicazione. Inoltre, come è stato ben documentato dalla commissione di esperti che abbiamo istituito per analizzare approfonditamente questo problema, l’apertura della caccia ha comportato, nelle aree dove è stata fatta, la messa in atto da parte del mondo venatorio di azioni spesso poco o nulla improntate alla corretta gestione faunistica, come la pratica del foraggiamento nelle località ove si intende concentrare i cinghiali per cacciarli e in qualche caso anche immissioni illegali. Non ci pare sia questa la miglior soluzione per contenere i problemi segnalati oggi da agricoltori, amministratori locali e gestori di strutture turistiche in località ad alto pregio paesaggistico. Emblematico è l’esempio del Triangolo lariano dove la caccia al cinghiale è consentita dal 2001 e dove l’incidenza dei danni rispetto alla distribuzione delle aree coltivate, in soli tre comuni (Oliveto Lario, Civate e Valmadrera), è maggiore rispetto a tutti gli altri comuni della provincia nei quali la caccia libera al cinghiale è vietata. Nella vicina provincia di Como, dove la caccia al cinghiale è consentita, dal 2001 al 2008 i danni all’agricoltura sono triplicati nonostante gli abbattimenti fossero quadruplicati”.

Ripartizione abbattimenti per Comune

COMUNE SOGGETTI ABBATTUTI
Lecco

5

Casargo

5

Colico

27

Sueglio

6

Introzzo

2

Vestreno

1

In tutto, nel periodo settembre 2013 – ad oggi, sono stati abbattuti 46 cinghiali.