E’ certo che le due pecore uccise a Mandello martedì scorso sono vittime dell’aggressione di un orso, forse lo stesso avvistato qualche giorno fa in Valsassina. Non risulta invece alcuna aggressione a caprioli o a altri animali selvatici. Questa in sintesi la conclusione di esperti faunistici, Polizia provinciale e veterinari dell’ASL di Lecco dopo gli accurati sopralluoghi svoltisi martedì e mercoledì. Sulla base del protocollo al quale la Provincia di Lecco aderisce sono state fatte le opportune segnalazioni in Regione, anche al fine di garantire il risarcimento per i capi colpiti che spetta ai proprietari degli animali.

IL FATTO

A Mandello, in località Somana, a circa 400 metri sul livello del mare, nella notte tra lunedì 21 e martedì 22 maggio, un orso, ha aggredito quattro pecore, due delle quali sono rimaste ferite e poi curate dal Servizio veterinario dell’ASL, allertato dall’allevatore. L’aggressione a capi di bestiame, quasi sempre notturna, non è frequente, ma accade quando l’orso ha bisogno di integrare l’alimentazione, di solito vegetale, con proteine; è più frequente il danneggiamento di alveari o di piante da frutto in quanto l’orso si nutre per circa l’80% di vegetali.

LA SPECIE E IL PROGETTO DI MONITORAGGIO

L’Orso bruno (Ursus arctos) è una specie di interesse comunitario inserita nella Convenzione di Berna, ratificata dall’Italia con la Legge 503/81, quale specie di fauna rigorosamente protetta. Il quadro normativo comunitario, europeo e nazionale impone dunque allo Stato Italiano la responsabilità di assicurare uno stato di conservazione soddisfacente alle popolazioni di orso bruno presenti sul territorio nazionale e ai loro habitat, e impegna le Regioni a mettere in atto le azioni di tutela, gestione e monitoraggio delle stesse. La Provincia di Lecco partecipa al progetto Life ARCTOS per la conservazione sulle Alpi Centro orientali dell’orso bruno, una specie a rischio di estinzione, che sembra scongiurata dopo le immissioni della fine degli anni ‘90. Il progetto, promosso dalla Regione Lombardia e finanziato dalla Unione Europea, ha lo scopo di monitorare la presenza dell’orso in Lombardia e di informare la popolazione con particolare riguardo agli agricoltori e agli allevatori, in modo da porre le basi per la conoscenza della specie e la sua convivenza con l’uomo. Vi partecipano anche le Province di Bergamo, Brescia, Sondrio e i Parchi di Stelvio, Adamello, Alto Garda Bresciano, Orobie bergamasche e Orobie valtellinesi. La Provincia di Lecco organizzerà a breve incontri informativi con allevatori, agricoltori e popolazione; sarà inoltre intensificata l’attività di monitoraggio e di sorveglianza.

NESSUN PERICOLO PER L’UOMO

In Italia negli ultimi 150 anni non sono state documentate aggressioni dell’orso bruno nei confronti dell’uomo. Quando l’orso incontra l’uomo si comporta in modo schivo e timoroso. Quindi se si avvista un orso si può godere tranquillamente di questa rara opportunità senza pericoli, anche se è opportuno non avvicinarsi. Nelle Alpi orientali, dove l’orso è più comune (se ne stimano 35/40 capi) sono state segnalate alcune aggressioni ad animali quali capre, pecore, asini, maiali, bovini e galline, ma mai all’uomo. In Italia l’orso bruno, che ha una vita media di 20 anni, frequenta fasce altimetriche comprese tra i 300 e i 1500 metri di quota e, a causa del territorio molto antropizzato, preferisce i boschi fitti uscendo raramente allo scoperto.

LE REGOLE DI PRUDENZA

Benché la specie non sia pericolosa per l’uomo, se ci si dovesse trovare a pochi metri di distanza da un orso, è importante mantenere la calma e far notare la propria presenza parlando a voce alta; così l’orso si allontanerà. Se si dovesse alzare in piedi, ciò non significa che stia per attaccare, ma, come altri animali selvatici (lepre, marmotta), anche l’orso assume questa posizione solo per meglio osservare il territorio e identificare “l’intruso”. È comunque opportuno allontanarsi lentamente, senza correre, lasciando sempre una via di fuga all’orso. Maggiore cautela nel caso ci si imbatta in un piccolo di orso in quanto quasi sempre c’è la madre nelle vicinanze, mentre è assolutamente da evitare l’interposizione tra l’orso affamato e la sua preda.

LA PROVINCIA DI LECCO C’È: PRONTI GLI INTERVENTI DI INFORMAZIONE E PREVENZIONE.

La Provincia di Lecco è preparata alla presenza dell’orso, in quanto la presenza della specie nel territorio lecchese era attesa, dato che l’orso era presente nei territori limitrofi. La Provincia ha formato delle squadre di intervento e di monitoraggio; ha aderito al progetto Life ARCTOS, sottoscrivendo con Regione Lombardia e le altre Province interessate un Protocollo che consente il sollecito pagamento dei danni. La Provincia aprirà immediatamente dei Tavoli di confronto con il mondo agricolo per stabilire una linea di condotta comune, fornire informazioni analitiche e stabilire eventuali provvedimenti di prevenzione. Grazie al Protocollo la Provincia potrà anche contribuire all’installazione di sistemi di protezione delle greggi e degli alveari. La presenza dell’orso sottolinea il valore ambientale del territorio lecchese e, come già successo in altre Province come il Trentino, può rappresentare un’opportunità di tipo turistico.