La Provincia di Lecco non potrà procedere all’acquisto degli arredi scolastici come nelle sue intenzioni: ciò a seguito del parere espresso dalla Sezione regionale di controllo per la Lombardia della Corte dei Conti, su istanza della Provincia di Sondrio.

L’organo di controllo infatti ha deliberato l’inclusione delle spese per arredi scolastici (banchi, sedie, laboratori, lavagne) tra i tagli imposti dal Governo Monti, in quanto assimilati agli arredi d’ufficio delle amministrazioni pubbliche e quindi anche delle Province.

La spesa complessiva media annua della Provincia di Lecco per arredi è di 66.000 euro, di cui 53.000 euro per arredi scolastici.

L’Assessore all’Istruzione Luca Teti commenta: “E’ l’ennesima amara novità che abbiamo scoperto: abbiamo sempre dato priorità alle nostre scuole, tanto che dei 66.000 euro a bilancio oltre l’80% delle risorse è stato destinato ad arredi scolastici. Per quest’anno ci è consentito spendere solo il 20% di quanto speso mediamente negli anni 2010/2011, quindi possiamo spendere complessivamente solo circa 13.000 euro. Dobbiamo ridurre la spesa per arredi scolastici del 75%. Ci chiediamo: come faranno gli alunni a stare in classe, forse in piedi ad assistere alle lezioni? L’arredo scolastico è indispensabile per assicurare il diritto costituzionale all’istruzione e non deve essere assimilato alla scrivania, all’armadio, alla sedia degli assessori e/o dei dipendenti. Quindi la Provincia di Lecco si trova in gravissima difficoltà: oltre a non avere i fondi (70.000 euro) per consentire il trasloco definitivo del Liceo Classico in via XI Febbraio, dal prossimo anno molti alunni dovranno assistere in piedi alle lezioni e dal 15 ottobre dovranno indossare anche il cappotto, visto che i fondi per il riscaldamento sono stati oggetto del taglio da parte del Governo. Secondo l’OCSE nel 2013 nel nostro Paese solo il 4,5% del PIL è destinato all’istruzione (in calo rispetto al 4,8 nel 2011 e il 4,7 nel 2012). Con gli ultimi tagli siamo stati scavalcati da molti altri Paesi in questa classifica che ormai ci vede agli ultimi posti: tra i Paesi industrializzati solo la Slovacchia spende meno di noi”.