Oggi alle ore 18, presso lo spazio espositivo San Nicolao di Bellano, l’Assessore all’Ambiente, Ecologia, Caccia e Pesca Carlo Signorelli, il Dirigente Luciano Tovazzi e il Responsabile del Servizio Faunistico Marco Aldrigo presenzieranno all’inaugurazione della mostra fotografica Nato sotto il segno dei pesci, dedicata al misterioso e affascinante mondo dei pesci e al centro ittiogenico di Fiumelatte, di proprietà della Provincia di Lecco, attivo da 10 anni.

La mostra è stata realizzata da Matteo Capodicasa, collaboratore della società che gestisce, per conto della Provincia di Lecco, la produzione di fauna ittica presso l’incubatoio di Fiumelatte, e rimarrà aperta tutti i giorni dal 22 giugno all’8 luglio dalle 17 alle 22 presso lo spazio espositivo San Nicolao di Bellano.

L’INCUBATOIO DI FIUMELATTE

LA STORIA

Nella prima metà del Novecento, Marco De Marchi, proprietario dal 1925 di Villa Monastero a Varenna, realizzò a Fiumelatte, in un edificio già adibito a fabbrica di vetri soffiati, un incubatoio finalizzato al ripopolamento ittico del Lago di Como, in sintonia con i suoi ampi interessi di ricercatore e di studioso. Nel 1927 De Marchi donò l’edificio alla Società Lombarda per la Pesca e l’Acquicoltura, per l’allestimento di un grande centro di piscicoltura.

Nel 1930, provenienti dal lago di Zug, furono ospitate nell’incubatoio di Fiumelatte anche le prime uova di salmerino alpino, specie introdotta poi nel Lario.

Dopo la morte di De Marchi, avvenuta il 15 luglio 1936 a Villa Monastero, l’incubatoio venne donato allo Stato Italiano, con la precisa volontà testamentaria di mantenerlo in funzione quale centro destinato ad aumentare la pescosità del Lario; il 29 settembre 1940 il ministro Bottai vi inaugurò, con una solenne cerimonia, la sede dell’Istituto Italiano di Idrobiologia, intitolato a Marco De Marchi.

Curato dal Consorzio Provinciale di Tutela Pesca, dipendente dall’Amministrazione Provinciale di Como, l’impianto riceveva le uova di pesce da varie zone d’Italia e dall’estero, provvedeva con particolari trattamenti alla loro maturazione e al loro sviluppo, ricavando avannotti di diverse specie di pesce, che venivano poi seminati nelle acque del Lario e di altri bacini lacustri e fluviali.

Nel corso degli anni, l’attività ha fornito produzioni sempre più crescenti, che raggiunsero il culmine negli anni ‘70 con immissioni annuali di circa 50 milioni di avannotti di lavarello.

L’attività della struttura, dunque, è stata assicurata in successione dall’Istituto Italiano di Idrobiologia, dal Consorzio Provinciale di tutela della pesca e dalla Provincia di Como, sino all’abbandono della struttura, nel 1983, a causa, tra l’altro, dell’obsolescenza degli impianti per la riproduzione delle specie ittiche e dell’edificio stesso.

LE PROCEDURE D’ACQUISTO DA PARTE DELLA PROVINCIA DI LECCO

Dopo alcuni anni di abbandono, che avevano accelerato il degrado dell’immobile, nel 1996 la Provincia di Lecco, intenzionata a promuovere il riutilizzo dell’impianto a fini di ripopolamento, formulò richiesta al Ministero delle Finanze, finalizzata al trasferimento gratuito della struttura alla Regione, con successiva devoluzione alla Provincia, territorialmente competente.

A seguito della mancanza di risposte (nonostante i numerosi solleciti), nel 1998 la Provincia di Lecco indirizzò al Ministero richiesta d’acquisto a trattativa privata, con applicazione di sostanziali agevolazioni nella determinazione del prezzo.

Il Ministero decise di far eseguire una valutazione da parte dell’Ufficio Tecnico Erariale, al fine di avviare una procedura di vendita con il metodo dell’asta pubblica. Il valore a base d’asta del complesso immobiliare, composto da un’area di circa 1300 mq, da una costruzione con superficie coperta di circa 560 mq e una volumetria pari a circa 4.500 mc, fu stato fissato in £. 332.000.000.

L’asta pubblica si svolta presso il Dipartimento del Territorio – Sezione di Como e la Provincia di Lecco si è aggiudicata definitivamente l’immobile al prezzo di £. 332.010.000.

IL PROGETTO DI RECUPERO

Una volta entrata in possesso dell’immobile, la Provincia di Lecco si è occupata della ristrutturazione e dell’acquisto di strumenti macchinari necessari per la produzione di novellame. Da allora ogni anno vengono acquistati nuovi strumenti per mantenere in perfetta efficienza la produzione.

Il progetto di recupero da parte della Provincia di Lecco è stato finalizzato al consolidamento strutturale, alla realizzazione di locali a uso foresteria e laboratorio e al ripristino del sistema di captazione dell’acqua sia dalla sorgente che dal lago.

I lavori di ristrutturazione e ammodernamento furono eseguiti mediante due appalti, uno per le opere edili per un importo di £. 423.000.000, l’altro per le opere idrauliche, per un importo di £. 57.600.000.

Il nuovo centro ittiogenico di Fiumelatte è stato inaugurato dal Presidente della Provincia di Lecco il 16 marzo del 2002. Dal 2002 a oggi la Provincia di Lecco è completamente indipendente per la produzione del novellame da ripopolamento.

Oltre a essere un centro di produzione di novellame l’incubatoio di Fiumelatte è anche un importante centro culturale: infatti ogni anno, in collaborazione con l’Istituzione di Villa Monastero, sono organizzate numerose visite di scolaresche. Anche l’Università di Milano ogni anno organizza visite per i propri studenti.

Infine l’incubatoio è anche un importante centro per la ricerca sull’ittiofauna, infatti è stato dotato di un attrezzato laboratorio nel quale sono state effettuate numerose ricerche sulla fauna ittica. Ad esempio quest’anno è stata svolta un’indagine volta a verificare l’efficacia dell’immissione dei soggetti di Coregone lavarello e tramite il marcaggio del novellame si è potuto stabilire che il 36% degli individui di Coregone Lavarello catturati dai pescatori professionisti, circa 12 tonnellate, erano stati prodotti presso l’incubatoio.



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