Lecco, 14 agosto – Nota di precisazione dell’Assessore all’Ambiente, Agricoltura, Caccia e Pesca Carlo Signorelli in riferimento agli articoli apparsi sulla stampa negli ultimi giorni sulla presenza di cinghiali nel territorio provinciale.

“La Provincia di Lecco ha affrontato scrupolosamente il problema dei cinghiali, mettendo in atto una strategia condivisa dai comprensori di caccia, da un gruppo di tecnici esperti e dalla Regione Lombardia per il contenimento della specie in Valsassina, Valvarrone e Alto Lario. Lo ha fatto con impiego di risorse e con catture e abbattimenti selettivi, che stanno dando risultati significativi. Purtroppo, la presenza di questa specie, determinata per larga parte da immissioni illegali, è ormai una realtà difficilmente eliminabile. Il cinghiale non è normalmente aggressivo e rifugge l’uomo, tranne in rarissimi casi, soprattutto in presenza di femmine con prole. Molto più aggressive altre specie come il cigno o anche alcuni cani randagi, che talvolta purtroppo hanno anche provocato vittime. Ma nessuno ha mai pensato di aprire la caccia libera ai cani randagi come rimedio al problema. La ripetitiva e monotona teoria di un ex Consigliere provinciale – continua l’Assessore Signorelli secondo cui l’apertura della caccia al cinghiale in quelle zone ancora a bassa densità risolverebbe il problema, è già stata più volte smentita con dati scientifici e paragoni inconfutabili, come quello con la limitrofa provincia di Como, dove ormai il fenomeno è fuori controllo, nonostante l’attività venatoria. Affermazioni come quelle dell’ex Consigliere rischiano solo di procurare allarmismi inutili e gravi danni per le attività turistiche ricettive. Ci spiace molto per lo spavento dell’allevatore di Colico; a lui come ad altri, che dovessero avvistare cinghiali, rivolgiamo l’invito a non avvicinarsi a questo ungulato e a segnalare gli avvistamenti alla Polizia Provinciale (Tel. 0341/295254)”.



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